Baselice occupa una posizione particolare nell’Alto Fortore. Il paese sorge in un territorio di montagne, boschi, valloni e corsi d’acqua che si estende verso il confine con il Molise e conserva ancora un rapporto molto forte con l’agricoltura, ma allo stesso tempo possiede un centro storico nel quale sono leggibili secoli di trasformazioni politiche, feudali e urbane. Palazzo Lembo, costruito sui resti dell’antico castello, la Chiesa di San Leonardo Abate, le grotte e le fontane del territorio compongono un patrimonio che racconta una comunità sviluppatasi in una posizione apparentemente marginale ma storicamente inserita nei collegamenti tra Sannio, Molise e Capitanata.
Baselice non è però soltanto un paese di memoria rurale. La sua economia ha conosciuto, accanto all’agricoltura, piccole attività industriali, commercio e servizi; negli ultimi decenni anche l’energia eolica ha modificato il paesaggio e introdotto una nuova funzione produttiva sui crinali. Allo stesso tempo la popolazione è diminuita progressivamente, passando dai 4.051 residenti del 1951 ai poco più di duemila di oggi. La comunità si è quindi quasi dimezzata, ma conserva dimensioni e funzioni che le permettono ancora di svolgere un ruolo importante nell’Alto Fortore.
Nel cuore dell’Alto Fortore
Baselice si trova nell’alta valle del Fortore, in un territorio segnato da rilievi che raggiungono quote prossime ai mille metri e da una rete molto fitta di corsi d’acqua. I fondovalle sono occupati soprattutto da seminativi, mentre salendo verso le quote maggiori il paesaggio cambia e lascia spazio a boschi di querce, cerri, castagni, aceri, pini e altre specie tipiche dell’Appennino interno.
Questa varietà ambientale ha influenzato profondamente l’organizzazione economica del territorio. Le aree più pianeggianti sono state utilizzate per cereali, foraggi e altre colture; le zone più elevate hanno favorito pascolo, bosco e attività legate all’allevamento. Masserie e piccoli insediamenti rurali testimoniano ancora una forma di popolamento che per secoli non si concentrò esclusivamente nel centro abitato, ma si distribuì in maniera diffusa nelle campagne.
Il Piano Urbanistico Comunale individua tra le risorse paesaggistiche più importanti la Piana del lago di San Vincenzo, le sorgenti, le fontane, il sistema dei tratturi, i rilievi del Casone Cocca, le aree di Pescheta e Croce Mazzocca e numerosi punti panoramici. Una parte del territorio rientra inoltre nel corridoio ecologico del Fortore e nell’area naturale strategica collegata al Bosco di Castelfranco in Miscano.
Baselice appartiene quindi a un paesaggio che non è soltanto agricolo. Campi, boschi, sorgenti e crinali formano un sistema nel quale attività umane e ambiente naturale si sono sovrapposti per secoli.
Le origini e il borgo
Le origini più remote del paese non sono completamente ricostruibili. La tradizione storiografica ha ipotizzato una fondazione preromana collegata a popolazioni sannitiche, mentre nel territorio sono documentati numerosi rinvenimenti archeologici: sepolture, monete, bronzetti e ceramiche sono stati segnalati in diverse località e, nella zona di Torretta, sono emersi materiali principalmente di epoca sannitica, associati alle tracce di un possibile insediamento rurale con relative sepolture.
Le fonti diventano più chiare nel Medioevo. Nel XII secolo Baselice appartenne inizialmente a Roberto Drago e successivamente a Rainoldo di Molise, entrando nella complessa rete feudale che caratterizzava questa parte dell’Appennino. Nel Quattrocento Alfonso d’Aragona assegnò il paese alla famiglia Guevara, collegandolo alla contea di Ariano; nel 1496 passò ai Carafa e, nel Seicento, venne acquistato dal fiorentino Carlo Rinuccini, la cui famiglia mantenne il controllo del feudo fino all’abolizione della feudalità.
Il paese conserva ancora la struttura di un centro di altura sviluppatosi intorno alla fortificazione medievale. La morfologia del terreno ha imposto un impianto compatto, con strade adattate al rilievo e case disposte lungo gli assi che collegavano le porte del borgo, le chiese e il castello.
I terremoti del Novecento hanno modificato profondamente questo patrimonio. Nel 1930 furono lesionate diverse abitazioni, mentre il sisma del 1962 provocò danni gravi non soltanto alle case, ma anche a due chiese, al municipio e alla caserma dei Carabinieri. La Baselice attuale è quindi il risultato di un continuo rapporto tra conservazione, ricostruzione e trasformazione urbana.
Palazzo Lembo, dal castello alla residenza signorile
Il luogo che meglio racconta questa evoluzione è Palazzo Lembo, costruito alla fine del Settecento dalla famiglia omonima direttamente sui resti dell’antico castello medievale.
L’edificio non è importante soltanto per le dimensioni o per la posizione nel centro storico. Alcune sale del piano superiore conservano affreschi realizzati alla fine del XVIII secolo, caratterizzati da soluzioni decorative che richiamano il gusto della contemporanea Reggia di Caserta. Proprio per il valore architettonico e decorativo, dopo il restauro il palazzo è stato riconosciuto nel 2011 tra le “Meraviglie d’Italia”.
Alle spalle dell’edificio si trova un giardino pensile con una neviera, struttura utilizzata un tempo per conservare neve e ghiaccio. Un camminamento ad arcate conduce verso la torre, mentre sotto il complesso sono presenti grotte ipogee la cui datazione non è ancora definita con certezza. Questi elementi permettono di leggere il palazzo non come un edificio isolato, ma come il risultato della trasformazione dell’antico sistema fortificato in residenza signorile.
Oggi Palazzo Lembo ospita anche il Museo Civico Paleontologico del Fortore, nato nel 1996 per iniziativa dell’Archeoclub locale e successivamente affidato al Comune.
Un museo che racconta il Fortore prima dell’uomo
Il Museo Paleontologico amplia enormemente la prospettiva storica del paese. Le sue raccolte comprendono fossili, minerali e rocce e permettono di osservare una storia del territorio che precede di milioni di anni la presenza umana.
I fossili esposti appartengono soprattutto a un periodo compreso tra circa 100 e 20 milioni di anni fa e comprendono numerosi molluschi e lamellibranchi. Attraverso questi reperti è possibile ricostruire ambienti completamente diversi dall’Appennino contemporaneo e comprendere come le montagne del Fortore siano il risultato di processi geologici lunghissimi.
Negli ultimi anni il museo è stato interessato anche da un progetto di allestimento multimediale denominato “Baselice e il suo mare”, finanziato attraverso il PNRR. Il titolo richiama proprio una delle idee più affascinanti della collezione: i terreni montani che oggi circondano il paese conservano fossili formatisi quando queste aree appartenevano ad ambienti marini.
Palazzo Lembo finisce così per contenere due storie molto diverse: quella relativamente recente delle famiglie feudali e borghesi e quella geologica di un territorio esistente molto prima della comparsa dello stesso Appennino nella forma attuale.
San Leonardo Abate e il patrimonio religioso
Tra gli edifici religiosi più importanti figura la Chiesa di San Leonardo Abate, inserita nel cuore del centro storico e riconoscibile anche per il portale medievale in pietra.
La chiesa conserva nella sacrestia un ricco archivio parrocchiale, elemento particolarmente importante per la ricostruzione della storia locale. Nei piccoli centri dell’Appennino, infatti, gli archivi ecclesiastici hanno spesso registrato per secoli nascite, morti, matrimoni, proprietà e vicende familiari che altrimenti sarebbero completamente scomparse dalla memoria.
Un’altra testimonianza significativa si trova nella Chiesa della Madonna delle Grazie, dove è conservato il mausoleo cinquecentesco di Ottaviano Carafa. Il monumento collega direttamente il patrimonio religioso alla lunga stagione feudale durante la quale la famiglia Carafa controllò Baselice.
Le chiese del paese non rappresentano quindi soltanto luoghi di culto, ma documentano differenti momenti della storia politica e sociale della comunità.
Grotte, fontane e paesaggio rurale
Una parte importante del patrimonio di Baselice si trova fuori dal centro abitato.
Tra i luoghi segnalati dal Comune figurano le Grotte di Ripa di Troia, insieme alle Fontane di Frode e dell’Ancino. Le sorgenti hanno avuto per secoli un ruolo essenziale nell’organizzazione delle campagne, perché rappresentavano punti di approvvigionamento per persone e animali prima della diffusione delle moderne reti idriche.
Nel territorio sono inoltre presenti numerosi percorsi rurali e tratturi, alcuni dei quali coincidono con itinerari che collegavano le contrade, i pascoli e i centri vicini. Il sistema dei sentieri assume oggi un valore naturalistico ed escursionistico, ma nasce da una geografia costruita originariamente per esigenze di lavoro, allevamento e spostamento quotidiano.
Anche le aree di crinale, i boschi e la Piana di San Vincenzo costituiscono parte di questo patrimonio diffuso. Baselice può quindi essere letta secondo due scale complementari: il borgo storico concentrato intorno alle antiche strutture feudali e il vastissimo paesaggio rurale nel quale per secoli viveva una parte consistente della popolazione.
Un’economia fondata sulla terra, ma non soltanto
L’agricoltura rimane una componente fondamentale dell’identità economica di Baselice. Cereali, foraggi, allevamento e produzioni familiari hanno modellato per generazioni il territorio e continuano ancora oggi a occupare una parte importante delle campagne.
La storia economica del paese non si esaurisce però nel settore primario. Il Catalogo generale dei Beni culturali descrive Baselice come un centro tradizionalmente caratterizzato anche da piccole imprese industriali e commercio, segno di una struttura economica più articolata rispetto alla semplice agricoltura di sussistenza.
Questa diversificazione ha avuto particolare importanza nel secondo Novecento, quando la meccanizzazione ha progressivamente ridotto il numero di persone necessarie nei campi. La possibilità di trovare occupazione in attività artigianali, commerciali e produttive ha contribuito a mantenere una parte della popolazione sul territorio, anche se non è riuscita a fermare completamente l’emigrazione.
Oggi la sfida è simile a quella di molti comuni dell’Alto Fortore: aumentare il valore generato dalle attività già presenti, soprattutto attraverso trasformazione agroalimentare, prodotti riconoscibili, piccola impresa e capacità di collegare il lavoro agricolo ai mercati contemporanei.
Il Mais Rosso di Baselice
Tra i prodotti che meglio raccontano questo rapporto tra agricoltura, memoria e recupero delle varietà locali c’è il Mais Rosso di Baselice.
La varietà è caratterizzata da spighe allungate di colore rosso e da cariossidi ricche di antocianine e beta-carotene. La coltivazione prevede ancora pratiche tradizionali, con più interventi manuali di sarchiatura, raccolta a mano, selezione delle spighe ed essiccazione in locali aerati prima della sgranatura.
La sua storia recente è particolarmente significativa. Il mais rosso era un tempo ampiamente diffuso, ma venne progressivamente sostituito dagli ibridi commerciali più produttivi. La varietà rischiò quindi di scomparire e venne recuperata grazie ai semi conservati da un anziano coltivatore locale, dai quali è ripartita la moltiplicazione. Nel 2019 il prodotto è entrato ufficialmente nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Campania.
È un caso particolarmente interessante perché mostra cosa significhi concretamente perdita di biodiversità agricola. Quando un territorio abbandona una varietà locale in favore di semi standardizzati, non perde soltanto un colore o una forma diversa: perde un patrimonio genetico, tecniche colturali e sapori legati a generazioni di agricoltori.
Recuperare il Mais Rosso di Baselice significa quindi riportare nel presente una parte dell’agricoltura tradizionale senza trasformarla necessariamente in nostalgia. Una varietà antica può diventare oggi materia prima per farine, prodotti trasformati e produzioni di nicchia capaci di avere un valore economico superiore rispetto al semplice cereale venduto come commodity.
Il vento sui crinali
Come gran parte del Fortore, anche Baselice è stata interessata dallo sviluppo dell’energia eolica.
Già nel 2013 risultava avviato un procedimento regionale per la realizzazione di un parco eolico nel territorio comunale con opere collegate anche nei comuni di Molinara e Foiano. Negli anni successivi gli impianti dell’area sono entrati in programmi più ampi di rifacimento e potenziamento.
Uno dei progetti più importanti interessa oggi contemporaneamente San Marco dei Cavoti, Molinara, San Giorgio la Molara, Baselice e Foiano e prevede il rifacimento di impianti esistenti con 24 nuovi aerogeneratori da 6,1 MW ciascuno, per una potenza complessiva di 146,4 MW. Nel 2026 risultavano ancora in corso attività di monitoraggio ambientale legate al progetto.
A Baselice l’eolico rappresenta quindi una trasformazione ormai strutturale del paesaggio. I crinali che per secoli avevano avuto soprattutto una funzione agricola, pastorale e forestale sono diventati anche luoghi di produzione energetica.
La questione, come nel resto del Fortore, non riguarda soltanto l’impatto visivo. Per una comunità di poco più di duemila abitanti è importante capire quanta parte del valore prodotto dall’energia possa tradursi in entrate, servizi, opportunità economiche e riduzione dei costi per chi vive nel territorio.
In questa direzione si inserisce anche la nascita della Comunità Energetica Rinnovabile di Baselice, che introduce un modello nel quale cittadini, imprese ed enti locali possono condividere energia prodotta da fonti rinnovabili. La differenza rispetto al grande parco industriale è significativa: non soltanto energia prodotta sul territorio, ma una parte dell’energia organizzata per produrre benefici direttamente nella comunità.
La Corsa dei Carretti
Tra le tradizioni contemporanee più riconoscibili figura la Corsa dei Carretti, manifestazione che continua a comparire nel calendario degli eventi comunali.
I carretti artigianali appartengono a una memoria comune a numerosi paesi montani, dove mezzi rudimentali costruiti in legno e successivamente modificati venivano utilizzati per gioco lungo strade in pendenza. A Baselice questa pratica è stata trasformata in una competizione di abilità che coinvolge partecipanti e pubblico.
La sua importanza non deve essere forzata trasformandola in una “grande tradizione secolare” senza documentazione. È più interessante leggerla per ciò che è: una forma di socialità popolare che utilizza la conformazione stessa del paese e recupera modalità di gioco nate quando l’intrattenimento dei ragazzi dipendeva molto più dall’inventiva che dalla disponibilità di oggetti acquistati.
Da oltre quattromila abitanti a poco più di duemila
La trasformazione demografica di Baselice è profonda, anche se presenta una traiettoria meno estrema rispetto a quella dei comuni più piccoli dell’Alto Fortore.
Nel 1951 la popolazione raggiunse 4.051 residenti. Dieci anni dopo erano già 3.595 e nel 1971 3.438. La contrazione continuò negli anni successivi fino ai 3.049 abitanti del 1981. Nel 1991 si verificò però una piccola inversione, con una risalita a 3.193 residenti.
Da quel momento il calo è ripreso senza sostanziali interruzioni: 2.843 abitanti nel 2001, 2.555 nel 2011, 2.121 nel 2021 e 2.026 alla fine del 2024. In poco più di settant’anni Baselice ha quindi perso circa metà della propria popolazione.
La riduzione degli abitanti è accompagnata da un progressivo invecchiamento. All’inizio del 2002 gli under 15 erano 399 e gli ultrasessantacinquenni 676; nel 2025 i giovani sotto i quindici anni erano scesi a 188, mentre le persone con almeno 65 anni erano ancora 678. L’età media è passata da 43,7 a 51,5 anni.
La differenza rispetto alla grande emigrazione del secondo dopoguerra è importante. In quella fase Baselice perdeva persone soprattutto perché partivano per lavorare altrove; oggi alla mobilità si aggiunge un problema strutturale di ricambio generazionale. Il numero ridotto di giovani rende progressivamente più difficile compensare i decessi e garantire continuità a famiglie, attività economiche e servizi.
Un paese ancora abbastanza grande da svolgere una funzione
Nonostante la contrazione, Baselice conserva una caratteristica importante: con poco più di duemila abitanti rimane uno dei centri demograficamente più consistenti dell’Alto Fortore.
Questo dato assume un significato particolare in un territorio nel quale numerosi comuni sono ormai scesi ampiamente sotto i mille o i millecinquecento residenti. Una popolazione maggiore non risolve automaticamente i problemi delle aree interne, ma permette di mantenere più facilmente alcuni servizi, attività commerciali e funzioni amministrative.
Baselice può quindi svolgere un ruolo che va oltre i confini comunali, soprattutto se riesce a costruire rapporti più stretti con Foiano, San Bartolomeo, Castelvetere, Castelfranco e gli altri centri del territorio.
Nell’Alto Fortore la questione futura non può infatti essere affrontata immaginando ogni comune come un sistema autosufficiente. Con popolazioni sempre più piccole, la sopravvivenza di servizi, scuole, assistenza, commercio e trasporti dipenderà sempre di più dalla capacità dei paesi di organizzarsi come una rete.
Baselice oggi
Baselice arriva al presente con un patrimonio molto più articolato di quanto suggerisca la semplice immagine del borgo montano. Possiede un centro storico nel quale Palazzo Lembo conserva la memoria dell’antico castello e della società signorile; un museo che porta la storia del territorio indietro di decine di milioni di anni; chiese e archivi che documentano la vita della comunità; boschi, sorgenti, grotte e percorsi rurali; un’agricoltura che continua a occupare una parte importante del territorio e varietà locali come il Mais Rosso che stanno tornando a essere considerate una risorsa.
A questa eredità si è aggiunta una delle più grandi trasformazioni contemporanee del Fortore: l’energia eolica. La presenza di impianti industriali e la nascita di una comunità energetica mostrano due modi differenti di utilizzare la stessa risorsa naturale e pongono una questione destinata a diventare sempre più importante: non soltanto quanta energia venga prodotta, ma quanto valore riesca a rimanere nei territori nei quali quell’energia nasce.
Anche l’agricoltura pone una questione simile. Coltivare cereali o allevare animali mantiene produttivo il suolo, ma il beneficio per la comunità cresce quando alla materia prima si aggiungono trasformazione, commercializzazione, marchi locali e nuove imprese. Il recupero del Mais Rosso dimostra che persino una varietà quasi scomparsa può diventare una risorsa quando viene riconosciuto il valore della sua specificità.
Baselice possiede quindi ancora una base sulla quale costruire. Non è un paese privo di funzioni che deve inventarsi artificialmente una vocazione turistica o produttiva. Il problema è piuttosto collegare meglio ciò che già esiste: agricoltura, energia, patrimonio storico, ambiente, cultura e servizi.
Il calo demografico rimane la difficoltà più grande, perché una comunità sempre più anziana dispone di meno persone per aprire attività, prendere il posto di chi lascia un’azienda, mantenere associazioni e utilizzare quotidianamente gli spazi del paese. Ma proprio la dimensione ancora relativamente consistente di Baselice offre margini maggiori rispetto ai centri più piccoli.
Il futuro non dipenderà quindi dalla ricerca di un’unica soluzione. Palazzo Lembo non può salvare da solo il paese, così come non possono farlo il turismo, l’eolico o il Mais Rosso. La possibilità di tenuta nasce piuttosto dalla capacità di trasformare molte risorse differenti in un sistema economico e sociale sufficientemente vivo da rendere ancora conveniente restare, tornare o investire nell’Alto Fortore.
Articolo storico-erudito che ricostruisce le origini medievali di Baselice, comune capoluogo di mandamento nel circondario di S. Bartolomeo in Galdo. Si descrive la posizione geografica su un sistema collinare dominato dal monte Saraceno e si ripercorrono i passaggi feudali dall'epoca normanna (secoli XII-XV), citando famiglie nobiliari e sovrani angioini e aragonesi. Il testo, tratto da una fonte storica del 1907, prosegue nei numeri successivi del giornale.
Lettera pubblicata nella rubrica "Riceviamo e Pubblichiamo", indirizzata ai responsabili de "Il Secolo Nuovo" da parte delle A.C.L.I. di Baselice. Prendendo spunto da una precedente lettera di Michele Petrosozzi, gli autori precisano che le autorità ecclesiastiche di Baselice riconoscono i diritti del popolo di organizzarsi anche in campo religioso, invitando a rivolgersi a una giuria imparziale composta da entrambe le parti per accertare la verità dei fatti in questione, prima di pubblicare ulteriori commenti sulla vicenda.
Componimento poetico in dialetto, ambientato in occasione di uno sposalizio paesano. Descrive con tono vivace e popolare i preparativi e lo svolgersi della cerimonia nuziale: l'arrivo degli invitati, i festeggiamenti, i canti, i piatti tradizionali e le battute scherzose tra i partecipanti. Il testo si chiude con l'indicazione del luogo e della data di composizione, Baselice, 21 gennaio 1950.
Da Baselice si segnala l'attivazione del Cantiere di Rimboschimento in contrada Lama Vecchia, che impegnerà per 78 giorni 100 disoccupati, e del Cantiere di Lavoro, già operativo, che ha occupato 30 persone per venticinque giorni. Si dà notizia dell'informazione fornita dall'on. Petringieri circa un finanziamento di sette milioni destinato alla realizzazione di fogne. Viene inoltre riportata la comunicazione dell'on. Vetrone secondo cui il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, on. Fanfani, ha deliberato l'istituzione nel Comune di due corsi di qualificazione per la sistemazione dei terreni e la potatura, richiesti dalla Pontificia Commissione di Assistenza. Il testo esprime gratitudine verso i parlamentari democristiani della Provincia, auspicando un maggiore interessamento per la zona, definita fra le più depresse del Mezzogiorno.
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