Ginestra degli Schiavoni è uno dei comuni più piccoli dell’intera provincia di Benevento e uno dei luoghi nei quali il problema dello spopolamento ha assunto dimensioni particolarmente evidenti. Oggi conta meno di quattrocento residenti, ma la riduzione demografica non deve far dimenticare la complessità della sua storia: un’origine medievale legata alla contea di Buonalbergo, il ripopolamento da parte di comunità provenienti dall’Adriatico orientale, un centro storico formatosi attorno alla torre e al palazzo baronale, un’economia rurale fondata per secoli sui seminativi e, più recentemente, una trasformazione del territorio legata all’energia eolica e fotovoltaica.
La particolarità di Ginestra è già racchiusa nel nome. La prima parte richiama la pianta che cresceva abbondantemente nel territorio; la specificazione “degli Schiavoni” rimanda invece alla presenza di popolazioni slave, croate e probabilmente anche albanesi giunte nell’Italia meridionale tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, quando l’avanzata ottomana nei Balcani provocò una vasta diaspora verso le coste italiane. Il paese conserva dunque nel proprio toponimo la memoria di un incontro tra popolazioni differenti avvenuto più di cinque secoli fa.
A questa storia si sovrappone oggi una condizione molto diversa. Ginestra è uno dei comuni più esposti alla fragilità demografica dell’intero Fortore: nel 1991 aveva 712 abitanti, nel 2001 611 e nel 2011 532; all’inizio del 2025 la popolazione era scesa a 384 residenti, dei quali appena 22 avevano meno di quindici anni. La sfida contemporanea non è quindi soltanto creare nuove attività economiche, ma mantenere una comunità abbastanza numerosa da continuare a utilizzare servizi, case e spazi pubblici.
Tra il Miscano e i monti della Daunia
Ginestra sorge nella valle del Miscano, sulla destra del torrente omonimo, tra il Monte Calvello e la Montagna di San Giorgio. Il centro abitato si trova intorno ai 540 metri di altitudine e il territorio comunale, poco meno di quindici chilometri quadrati, presenta un paesaggio tipicamente appenninico fatto di seminativi, valloni e rilievi che anticipano progressivamente il sistema dei Monti della Daunia.
La posizione geografica aiuta a comprendere tutta la storia del paese. Ginestra si trova infatti in una zona di passaggio tra Sannio, Irpinia e Puglia e per secoli ha gravitato verso territori che oggi appartengono a province differenti. Le relazioni economiche e sociali non si sono mai fermate ai confini amministrativi contemporanei: Castelfranco, Montecalvo, Casalbore e San Giorgio la Molara formano insieme un sistema di paesi collegati dalla stessa valle, dalle campagne e dagli antichi percorsi appenninici.
Anche dal punto di vista amministrativo questa posizione di frontiera è evidente. Ginestra appartenne al Principato Ultra, venne poi aggregata nel 1811 alla Capitanata, nel distretto di Foggia e nel circondario di San Bartolomeo in Galdo, e soltanto nel 1861 entrò nella nuova provincia di Benevento.
Prima di Ginestra
La storia del territorio precede naturalmente la nascita dell’attuale borgo. Le ricostruzioni locali collocano nella zona una frequentazione già in epoca sannitica e romana e ricordano la vicinanza con le antiche direttrici che collegavano Benevento alla Puglia attraverso la valle del Miscano e il vicino nodo di Aequum Tuticum.
Il centro medievale cominciò però a definirsi in maniera più precisa soltanto nei secoli successivi. Durante la dominazione longobarda il territorio sarebbe stato indicato come Lombarda Massa, espressione che rimandava probabilmente a un possedimento o insediamento agricolo legato alla società longobarda del Principato di Benevento. La denominazione “Ginestra” compare invece nelle fonti intorno al 1100, durante la fase normanna, quando l’abitato iniziò a organizzarsi intorno a una torre e a un sistema difensivo.
La posizione fortificata rispondeva a una necessità concreta. In un territorio attraversato da guerre, cambiamenti feudali e instabilità politica, raccogliere l’abitato intorno a una torre significava garantire protezione agli abitanti e controllare le strade che attraversavano la valle.
Gli Schiavoni e il ripopolamento del paese
La parte più singolare della storia di Ginestra arriva però tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento.
In quel periodo l’espansione dell’Impero Ottomano nell’area balcanica spinse numerose comunità cristiane delle coste e dell’entroterra adriatico orientale a cercare rifugio nel Regno di Napoli. Il termine “Schiavoni” veniva utilizzato nell’Italia medievale e moderna per indicare genericamente popolazioni slave provenienti soprattutto dalla Dalmazia e dalle regioni vicine.
Le fonti non concordano completamente sulla composizione della comunità che raggiunse Ginestra: alcune parlano soprattutto di Croati, altre ricordano anche famiglie albanesi. Quello che appare abbastanza chiaro è che, dopo una fase di forte riduzione o temporaneo abbandono dell’abitato, il territorio venne ripopolato da persone provenienti dall’altra sponda dell’Adriatico. Treccani colloca questo ripopolamento alla fine del XV secolo, mentre altre ricostruzioni locali indicano intorno al 1528 l’arrivo di alcune decine di famiglie.
Fu questa presenza a lasciare al paese la specificazione “degli Schiavoni”.
A differenza delle comunità croate del Molise nelle quali l’antica lingua slava è sopravvissuta fino ai giorni nostri, a Ginestra non è rimasto un idioma alloglotto vivo. È rimasto però il nome, che continua a ricordare una fase nella quale il piccolo centro del Miscano divenne luogo di accoglienza per popolazioni costrette ad abbandonare la propria terra.
Questo elemento rende Ginestra particolare anche rispetto agli altri comuni del Fortore: la sua identità non deriva soltanto dalla storia sannita, longobarda o feudale, ma anche da una piccola migrazione internazionale avvenuta nel cuore dell’età moderna.
Feudatari, torre e palazzo baronale
Nel corso del Medioevo e dell’età moderna Ginestra passò sotto il controllo di numerose famiglie feudali. In epoca normanna faceva parte della contea di Buonalbergo; successivamente il feudo fu posseduto, tra gli altri, dai Pagano, dai De Sabran, dagli Sforza, dai Carafa e dai Caracciolo. Nei primi anni del Seicento passò agli Spina e nel 1617 ai Ciaburro, che mantennero un ruolo centrale nella storia locale per lungo tempo.
Il centro storico si sviluppò intorno alla torre normanna, successivamente inglobata nel palazzo baronale. L’abitato più antico presentava una forma raccolta, definita in alcune ricostruzioni “a campana”, con Largo Fontanella come uno dei punti centrali e costruzioni disposte lungo strade irregolari che convergevano verso l’area della fortificazione.
Il terremoto del 1688 rappresentò una delle grandi cesure urbanistiche. Il sisma distrusse gran parte dell’insediamento e, durante la ricostruzione del Settecento, il paese iniziò a svilupparsi in maniera più lineare lungo la strada principale. L’aspetto contemporaneo di Ginestra nasce quindi dall’incontro tra ciò che rimase del borgo fortificato e la successiva espansione settecentesca e moderna.
Del sistema signorile rimane soprattutto la memoria del palazzo baronale e dell’antica torre, elementi che hanno condizionato per secoli l’organizzazione del paese anche quando la loro funzione difensiva era ormai scomparsa.
La Chiesa Madre e Sant’Antonio
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La principale chiesa del paese è oggi dedicata ai Santi Pietro e Paolo, ma sorge sul luogo dell’antica chiesa di Santa Maria dell’Assunzione, documentata almeno dal XVI secolo.
L’edificio attuale è relativamente recente: venne inaugurato nel 1986 e presenta un impianto circolare con copertura a ombrello. La ricostruzione ha quindi dato al principale luogo di culto del paese un linguaggio architettonico completamente diverso rispetto alle tradizionali chiese longitudinali dei centri appenninici.
All’interno viene conservato un quadro di Sant’Antonio di Padova, patrono della comunità, copia dell’immagine originaria andata distrutta in un incendio nel 1924. La devozione al santo rappresenta uno dei legami più forti della vita religiosa ginestrese. La festa liturgica si celebra il 13 giugno, mentre tradizionalmente la festa civile viene organizzata in estate, accompagnata da processione, musica, luminarie e momenti di incontro tra residenti ed emigrati.
In un paese che nel giro di pochi decenni ha visto partire una parte consistente della popolazione, la festa patronale ha assunto inevitabilmente anche una funzione sociale. È uno dei momenti nei quali chi vive altrove torna a Ginestra e ricompone temporaneamente una comunità molto più ampia rispetto a quella registrata dall’anagrafe.
La banda musicale e la socialità del paese
Tra le esperienze più interessanti della storia sociale locale c’è anche la tradizione della banda musicale ginestrese.
Una ricostruzione locale ne fa risalire la nascita al 1936, quando il maestro Pietro Colella costituì un primo complesso di ventisei elementi. La storia della banda riflette in maniera sorprendentemente precisa quella del paese: si sciolse durante la Seconda guerra mondiale perché molti musicisti vennero richiamati alle armi, fu ricostituita nel dopoguerra e subì successivamente una nuova crisi quando l’emigrazione portò via numerosi giovani. Nel 1972 venne nuovamente riorganizzata.
Il suo interesse va oltre la musica. In un piccolo comune la banda rappresentava una delle poche attività culturali capaci di coinvolgere ragazzi e adulti, insegnare uno strumento e creare occasioni di partecipazione. Le vicende del complesso mostrano quindi come persino una realtà associativa possa dipendere direttamente dalla struttura demografica del paese: quando i giovani partono, non diminuiscono soltanto gli abitanti, ma anche le persone disponibili a mantenere vive associazioni, tradizioni e attività collettive.
Un’economia soprattutto agricola
La storia economica di Ginestra è rimasta per lungo tempo fortemente legata alla terra.
Già Treccani, negli anni Trenta del Novecento, descriveva il territorio comunale come prevalentemente destinato a seminativo. Questa caratteristica rimane evidente anche nei dati contemporanei. Al 31 dicembre 2023 risultavano registrate nel comune 37 imprese agricole, su una struttura imprenditoriale complessivamente molto piccola. Ancora più significativo è il fatto che non risultassero imprese manifatturiere registrate nella statistica settoriale della Strategia d’Area del Fortore.
Il paesaggio agricolo è dominato soprattutto da seminativi, foraggi e attività connesse all’allevamento. Si tratta di un’economia profondamente diversa da quella di San Giorgio la Molara, dove si è sviluppata una filiera bovina altamente organizzata, o da Castelfranco, dove la trasformazione casearia costituisce un elemento identitario molto forte. A Ginestra il settore primario conserva una struttura più semplice e diffusa, basata prevalentemente sull’utilizzazione agricola del territorio.
Questo non significa che l’agricoltura abbia perso importanza. Al contrario, con una popolazione così ridotta, il fatto che decine di imprese continuino a essere registrate nel settore dimostra quanto la campagna rimanga centrale nell’economia locale.
Il limite sta nella capacità di trasformare quella produzione in maggiore valore aggiunto. Quando cereali, foraggi o altre materie prime lasciano il territorio senza essere lavorati localmente, una parte consistente del reddito potenziale viene inevitabilmente trasferita altrove.
Un paese trasformato dal vento
Negli ultimi decenni alla tradizionale economia agricola si è sovrapposta una seconda grande funzione del territorio: la produzione di energia rinnovabile.
Ginestra è stata interessata relativamente presto dalla realizzazione di parchi eolici di dimensioni rilevanti. Nel 2006 venne autorizzato un impianto da 40 MW distribuito nelle località San Martino, Toppa la Chiesa, Muraglione, Maglione e Zazzera.
Da allora l’eolico è diventato una presenza strutturale del paesaggio.
La trasformazione continua ancora oggi. In località Fontana Occhiona-Difesa Vecchia è previsto il repowering di un parco per una potenza di 24 MW, con sostituzione e aggiornamento degli impianti esistenti. Nel 2026 la procedura regionale aveva raggiunto una fase avanzata di verifica ambientale.
Un ulteriore progetto interessa contemporaneamente Castelfranco in Miscano e Ginestra e prevede due nuovi aerogeneratori per complessivi 12 MW.
Accanto all’eolico sono presenti anche impianti fotovoltaici, tanto che le stesse fonti territoriali indicano oggi agricoltura, parchi eolici e produzione solare tra le principali attività economiche del comune.
Il risultato è una delle trasformazioni più evidenti della Ginestra contemporanea: un territorio per secoli utilizzato quasi esclusivamente per la produzione agricola è diventato anche uno spazio nel quale viene generata energia su scala industriale.
Il Museo dell’Energia Rinnovabile
Proprio questa trasformazione ha prodotto un elemento culturale particolarmente coerente con la storia recente del paese: il Museo dell’Energia Rinnovabile.
Il Comune presenta la struttura come un centro dedicato alla conoscenza delle fonti energetiche rinnovabili, ai percorsi educativi e al turismo sostenibile. La presenza di un museo di questo tipo in un comune di poche centinaia di abitanti può apparire insolita, ma acquista senso proprio osservando il paesaggio circostante: qui la transizione energetica non è un concetto astratto, perché le turbine e gli impianti fanno materialmente parte del territorio.
Il museo può quindi svolgere una funzione diversa rispetto a quella di una raccolta storica tradizionale. Non conserva soltanto ciò che Ginestra era, ma racconta uno dei cambiamenti che ne stanno definendo il presente.
È un passaggio interessante anche dal punto di vista culturale. Molti piccoli comuni hanno costruito musei intorno alla civiltà contadina, cercando giustamente di salvare la memoria di un mondo scomparso; Ginestra prova invece a raccontare anche una tecnologia contemporanea che ha trasformato il rapporto tra comunità e territorio.
Energia e lavoro: due cose diverse
La presenza di grandi impianti energetici pone però una questione inevitabile.
Un parco eolico può produrre quantità significative di elettricità e generare investimenti, canoni e ricadute economiche, ma una volta completata la fase di costruzione richiede una quantità relativamente ridotta di lavoro permanente. Questa caratteristica assume particolare importanza in un comune come Ginestra, dove il problema principale è proprio la perdita di popolazione.
Il paesaggio può quindi diventare economicamente più produttivo senza che il numero degli abitanti aumenti.
Per questo il tema decisivo non è soltanto quante turbine vengano installate, ma quanto valore dell’energia prodotta riesca a rimanere realmente nella comunità sotto forma di servizi, investimenti, riduzione dei costi, formazione, attività collaterali o nuove opportunità.
La stessa esistenza del Museo dell’Energia Rinnovabile suggerisce una direzione possibile: utilizzare la specializzazione energetica non soltanto per produrre elettricità, ma anche per creare conoscenza, educazione ambientale e occasioni di visita.
Non sarebbe sufficiente da sola a risolvere il problema demografico, ma permetterebbe di costruire intorno all’energia una funzione territoriale più ampia.
L’emigrazione e il legame con Rivarolo Canavese
La storia contemporanea di Ginestra è stata profondamente segnata dall’emigrazione.
Nella seconda metà del Novecento numerosi abitanti lasciarono il paese per raggiungere le aree industriali del Nord Italia e altri paesi europei. Una comunità particolarmente consistente si stabilì a Rivarolo Canavese, in Piemonte, creando nel tempo un rapporto talmente forte tra i due centri da portare alla nascita di un gemellaggio ufficiale.
Questo legame rappresenta qualcosa di più di una relazione istituzionale. È la testimonianza geografica dello spostamento di una parte della popolazione ginestrese verso le regioni industrializzate durante il grande ciclo migratorio del secondo Novecento.
Le famiglie trasferitesi a Rivarolo si integrarono nel tessuto sociale e produttivo piemontese senza perdere completamente il rapporto con il paese d’origine. Feste, ritorni estivi e relazioni familiari hanno continuato a mantenere un ponte tra una piccola comunità dell’Appennino e una città del Canavese.
È una storia comune a molti paesi meridionali, ma a Ginestra assume una forma particolarmente leggibile proprio grazie alla concentrazione degli emigrati nello stesso territorio.
Da quasi mille abitanti a meno di quattrocento
La dimensione demografica è il problema più evidente della Ginestra contemporanea.
Negli anni Trenta il paese aveva circa novecento abitanti. La popolazione rimase per lungo tempo su dimensioni relativamente consistenti per un comune così piccolo, ma dalla seconda metà del Novecento cominciò una riduzione che non si è praticamente più arrestata.
Nel 1991 i residenti erano 712; nel 2001 erano scesi a 611 e nel 2011 a 532. All’inizio del 2021 se ne contavano poco più di quattrocento.
La contrazione è continuata rapidamente negli anni più recenti. Al primo gennaio 2025 Ginestra contava appena 384 residenti. Ventitré anni prima, nel 2002, erano 613. In poco più di due decenni il paese ha quindi perso circa il 37 per cento della popolazione.
La Strategia d’Area del Fortore individua infatti Ginestra, insieme a Castelvetere e Sant’Arcangelo Trimonte, tra i comuni che hanno subito le perdite demografiche più forti del territorio nel periodo 2001-2020.
Ma il dato più preoccupante non è il numero complessivo degli abitanti.
Ventidue ragazzi sotto i quindici anni
All’inizio del 2025, sui 384 residenti di Ginestra, appena 22 avevano meno di quindici anni. Le persone con almeno 65 anni erano invece 121. L’indice di vecchiaia aveva raggiunto 550 anziani ogni cento giovani.
Per comprendere la trasformazione basta confrontare questi dati con quelli del 2002: allora i residenti sotto i quindici anni erano 84. In ventitré anni sono diventati poco più di un quarto.
Questa situazione cambia completamente la natura dello spopolamento.
Nel Novecento il problema era soprattutto l’emigrazione: nascevano molti bambini, ma una parte consistente dei giovani partiva una volta raggiunta l’età adulta. Oggi le partenze continuano ad avere un peso, ma alla base della piramide demografica ci sono semplicemente pochissime persone.
Nel 2021 e nel 2022 il tasso di natalità registrato è stato addirittura pari a zero.
Quando un comune raggiunge queste dimensioni, ogni nuova nascita, ogni famiglia che decide di restare o trasferirsi e ogni attività che crea anche pochi posti di lavoro acquistano un peso statistico e sociale enorme.
Non è retorica: in una comunità di meno di quattrocento persone, cinque famiglie in più o in meno possono modificare concretamente il futuro di una scuola, di un servizio o di un’attività commerciale.
Quando il problema non è più soltanto economico
La situazione di Ginestra aiuta anche a comprendere un limite delle politiche tradizionali contro lo spopolamento.
Creare occupazione rimane fondamentale, ma quando una comunità ha una struttura demografica così sbilanciata il lavoro da solo non è sufficiente. Servono abitazioni disponibili, collegamenti, servizi sanitari, assistenza alle famiglie, scuole accessibili, connessioni digitali e la possibilità di raggiungere senza difficoltà i centri nei quali si concentrano funzioni che un comune così piccolo non potrà mai sostenere autonomamente.
Ginestra è infatti classificata tra i comuni periferici dell’Area Interna Fortore. La Strategia d’Area evidenzia come i comuni del territorio distino mediamente circa 41 chilometri dai principali poli di servizi.
La questione fondamentale diventa quindi costruire una rete territoriale. Pretendere che un comune di meno di quattrocento abitanti possieda autonomamente ogni servizio sarebbe irrealistico; rendere semplice raggiungere scuole, sanità, trasporti e servizi amministrativi nei comuni vicini è invece una condizione essenziale per rendere possibile la permanenza.
È una differenza importante: il futuro di Ginestra non dipende soltanto da ciò che avviene dentro i propri quindici chilometri quadrati, ma dalla qualità dei collegamenti e della cooperazione con tutto il sistema del Fortore e della valle del Miscano.
Ginestra oggi
Ginestra degli Schiavoni arriva al presente come una comunità molto piccola ma inserita in un territorio che continua a produrre.
Le campagne vengono ancora coltivate, decine di imprese agricole risultano attive, i crinali generano energia eolica, il fotovoltaico ha introdotto un’ulteriore funzione economica e il paese ha persino costruito un museo dedicato alle energie rinnovabili. Il problema non è quindi l’assenza assoluta di risorse.
La vera difficoltà è il rapporto tra risorse e popolazione.
Un campo può essere coltivato da una macchina con un solo operatore; una turbina può produrre energia con pochissimi addetti; un grande impianto fotovoltaico può continuare a funzionare indipendentemente dal numero di persone che abitano nelle vicinanze. L’economia contemporanea permette dunque a un territorio di continuare a essere produttivo anche mentre si svuota.
Per Ginestra questa distinzione è decisiva. Il successo non può essere misurato soltanto attraverso gli ettari coltivati o i megawatt prodotti, ma attraverso la capacità di utilizzare queste risorse per migliorare concretamente le condizioni di chi vive nel paese e creare motivi sufficienti perché qualcuno scelga di arrivare o di non partire.
In questo senso, anche la storia offre una suggestione interessante. Ginestra ha già conosciuto una fase nella quale un territorio quasi spopolato venne ripopolato da persone arrivate da lontano. Cinque secoli fa furono Croati, Slavi e probabilmente Albanesi a dare nuova vita al borgo dopo aver attraversato l’Adriatico per sfuggire alla guerra e all’espansione ottomana.
Naturalmente non esiste alcun parallelo semplice tra quella vicenda e la situazione attuale. Il contesto storico è completamente diverso. Rimane però un dato significativo: l’identità stessa di Ginestra è nata anche dall’arrivo di persone che non erano originarie del luogo.
È forse questa una delle lezioni più interessanti della sua storia. Un piccolo paese non sopravvive necessariamente conservando immutata la propria popolazione originaria; può sopravvivere anche accogliendo nuove persone, nuove competenze e nuove funzioni.
Oggi Ginestra dispone di terra, energia, case, paesaggio e una comunità che conserva un forte senso di appartenenza anche attraverso gli emigrati. La sfida non consiste nel riportarla artificialmente ai numeri di un secolo fa, ma nel capire quale dimensione possa permetterle di continuare a essere un paese e non soltanto un territorio amministrativo con sempre meno residenti.
Perché il paradosso della Ginestra contemporanea è ormai evidente: non è mai stata capace di produrre tanta energia come oggi, ma non è mai stata abitata da così poche persone.
Il suo futuro dipenderà soprattutto dalla capacità di ridurre questa distanza.
Elenco di rimostranze e richieste rivolte alle autorità (Genio Civile, Provincia, Ministero di Giustizia, sindaci del mandamento, società telefonica ed elettrica) per strade danneggiate dalle alluvioni, la pretura soppressa, i collegamenti telefonici mancanti e le tariffe elettriche eccessive.
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