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Luca Colasanto – L’eolico nel Fortore
Tema, luogo o periodo in comuneRoma, 15 giugno 2007. Intervento di Luca Colasanto, fondatore e direttore de Il Sannio Quotidiano, durante la conferenza stampa…
Apri la scheda →S. Bartolomeo e Sessa A. hanno altre due storie di «ospedali dello scandalo»

S. BARTOLOMEO IN GALDO (Benevento) — Da Benevento a S. Bartolomeo in Galdo: 80 chilometri di viaggio estenuante che dura quasi due ore e che richiede una guida serrata, tipo rally.
Questo il percorso che si deve effettuare per giungere nel comune capoluogo della Val Fortore nel Sannio, dove sorge uno degli «ospedali dello scandalo».

S. Bartolomeo, in verità, l’abbiamo cominciata a vedere molto prima di arrivarci: è sopra un cocuzzolo di montagna e dal fondo della valle, seguendo il corso semiasciutto del Fortore (ancora solo un rigagnolo dopo la calura estiva) per molti chilometri la si vede in lontananza.
E sulla valle affaccia anche la struttura del nosocomio, completata nel rustico, ma ancora senza rifiniture. L’ospedale dello scandalo di S. Bartolomeo in Galdo è costruito proprio all’ingresso del paese. Quando ci arriviamo tre operai stanno lavorando. Scattiamo qualche foto.
Qualche infisso e qualche vetro sono stati sistemati; la zona del pronto soccorso è quasi pronta; ma l’ospedale anche ad una superficiale visita esterna è largamente incompleto. Per attivarlo ci vorranno ancora molti lavori e di certo più operai dei tre che noi abbiamo visto lavorare.
Lungo una stretta salita si arriva alla piazza principale. Una decina di vecchie e di giovanissimi siedono fuori ad un bar. Si incuriosiscono all’arrivo della macchina; ci guardano con insistenza; cercano di capire — si vede — cosa siamo arrivati a fare lì, macchina fotografica in mano. Siamo una novità, ci accorgiamo di esserlo, ma nessuno nonostante tutto, ci domanda nulla, neanche quando chiediamo loro alcune informazioni. Una strada lastricata (isola pedonale) ci porta fino alla casa comunale.
Il sindaco non c’è (e finché noi siamo andati via non era ancora tornato), come non ci sono assessori e consiglieri di maggioranza (ma a S. Bartolomeo la DC si è spaccata dopo una fusione con una lista civica di dissidenti dello scudo crociato).
Gentilissimo il dottor Del Vecchio, segretario comunale (ma sostituisce il titolare in ferie) ci dà le poche notizie di cui è a conoscenza.
«Qui — dice — ci sono circa settemila abitanti; c’è un forte tasso di disoccupazione ed oltre all’agricoltura non c’è nessuna altra attività di rilievo, tranne una cooperativa di giovani e una piccola fabbrica di plastica con meno di 10 addetti».
Un’impiegata all’uscita ci blocca: «Siete venuto per l’ospedale?», ci chiede. Ed alla nostra risposta affermativa parte con una serie di domande: «È vero che aprirà il pronto soccorso a gennaio? È vero che tra poco l’ospedale verrà aperto? È vero…?».
Il problema di una struttura sanitaria qui è molto sentita — ci spiega poi — anche perché per qualsiasi intervento di pronto soccorso bisogna arrivare a Foggia o a Benevento.
Quello che si nota di più a S. Bartolomeo è il salto generazionale. «Qui ci sono solo pensionati e giovanissimi — ci spiega il compagno Graziano Spina, consigliere comunale comunista nel centro della Val Fortore — e l’ospedale costituirebbe anche un’occasione di lavoro. Una possibilità di restare per giovani che invece, finite le scuole, vanno via al nord o addirittura all’estero».
Il suo è un commento amaro. L’ospedale cominciò ad essere edificato nel ’60, ma solo dopo tre anni, con il terremoto dell’agosto ’63, le strutture dovettero essere abbattute e rifatte.
«Non s’era tenuto conto che questa era una zona sismica — ci racconta il compagno Spina — e quindi dopo aver abbattuto le vecchie strutture si è ricominciato da capo».
Da allora è stato completato solo il rustico. Ma nonostante questa lentezza l’ospedale è stato usato sempre in concomitanza delle elezioni.
Prima delle ultime amministrative, quelle del ’75, venne comprata, ad esempio, dal comune, addirittura un’autoambulanza perché, si assicurava, il pronto soccorso sarebbe stato aperto a giorni.
Adesso, passati 5 anni, l’autoambulanza è chiusa in un garage e non può essere usata, neanche per trasportare i malati in quanto non c’è neanche l’autista.
«Ma il fatto più importante — ribadisce Graziano Spina — è che l’ospedale deve aprire per dare lavoro alla gente. Non si può gettare via per ritardi burocratici e lassismo, un’occasione come questa in una zona dove l’emigrazione dimezza di fatto la popolazione».
Ripartiamo ripercorrendo le strade del paese dove le donne, terminato il lavoro nei campi, stanno sbranando le pannocchie di granturco, che poi vengono sistemate lungo i marciapiedi a seccare.
Sulla piazza principale vediamo una tabella: sono gli orari dei pullman che collegano S. Bartolomeo con gli altri centri. In tutto partono 15 mezzi dalla piazza: uno per Foggia e per Napoli (alle 5 di mattina), tre per Benevento, gli altri per i centri della Valle. Castelvetere, Baselice, Savignano.
Sono la prova dell’«isolamento» in cui vive questo centro da dove per andare nel capoluogo di provincia si può partire al massimo alle 13, per tornare poi a casa, inevitabilmente, alle 18.15.
Vito Faenza
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