Un regalo sbagliato
Il televisore per le nozze d'oro dei genitori e la difficile ricezione del segnale a Montefalcone
Racconto in prima persona che narra il tentativo, nel 1956, di regalare un televisore ai genitori per le loro nozze d'oro a Montefalcone. Le difficoltà tecniche di ricezione del segnale, l'intervento di un tecnico di Benevento (Pedicini) e l'invasione di curiosi in casa creano tensione familiare. Alla fine, la scomparsa definitiva delle immagini dal video riporta la quiete, risolvendo il conflitto tra il desiderio dei figli di fare un regalo gradito e la contrarietà del padre.

Succede a volte di trovarsi in una situazione incresciosa a chi, credendo di aver fatta una battuta spiritosa per divertire gli amici, vede questi insensibili al riso se non addirittura, qualcuno sentirsi offeso in maniera risentita; oppure, credendo di fare cosa gradita ad una persona le si fa omaggio di qualcosa e, invece, di ricevere espressioni di gratitudine, viene a sapere che la stessa persona si è risentita per il gesto ritenuto inopportuno.
Sarà capitato un poco a tutti trovarsi in situazioni del genere e, quindi, sarà comprensibile quale sia stato l’effetto prodotto, in me prima e nei fratelli poi, dall’accoglienza fatta da papà al nostro omaggio per il giubileo matrimoniale, quando si mostrò irremovibile nella rinuncia di avere in casa il televisore che noi gli volevamo regalare, sicuri di fargli una gradita sorpresa.
Il 10 maggio del 1956 i nostri genitori avrebbero festeggiato le nozze d’oro. Tra i fratelli si pensava di far loro un regalo che potesse riuscire gradito. Dopo lunghi ripensamenti per la difficoltà della scelta, in quanto mamma e papà, non che fossero di gusti difficili, anzi, abituati alla parsimonia, non volevano che noi facessimo spese per l’acquisto di regali ad essi destinati, si decise per un televisore.
Era un oggetto comprato per loro, per l’occasione, ma che ne avrebbe goduto tutta la famiglia e di questo, pensavamo, sarebbero stati contenti. Era una novità assoluta: il 4 gennaio 1954 c’era stata la prima trasmissione televisiva nel Nord, nel Sud solo in tempi successivi. Gli apparecchi erano rari, a Montefalcone sarebbe stato il primo e, quindi, pensavamo di far colpo anche per la novità.
Concordi e felici per la scelta ritenuta da noi geniale, in segreto per farne una sorpresa, andai da Pedicini a Benevento e lo incaricai di portare l’apparecchio.
All’epoca non era cosa da poco istallare l’antenna e far funzionare un televisore: si rendeva necessaria l’opera di un tecnico per il montaggio. La vendita di un televisore non costituiva tanto un affare, quanto un lancio per la diffusione e il recapito per altri acquisti.
E Pedicini, sollecito, venne su col televisore e tutto l’armamentario occorrente per la messa in opera: antenna, tubi, fili, chiodi, grappe, ecc.
Papà non gradì quella che a noi era sembrata la migliore delle scelte. Quando arrivò il furgone e furono scaricati l’apparecchio e tutti gli altri aggeggi, saputo di che si trattava, si turbò; in casa -diceva- si sarebbe perduta la quiete.
La sua fredda accoglienza fece raffreddare anche il nostro entusiasmo. Ma, intanto Pedicini era venuto, come si faceva a rimandarlo? Avremmo dovuto pensarci prima; ma prima non si avevano dubbi sulla genialità della nostra scelta e sulla certezza del gradimento. E tutta questa tensione non la facevamo trasparire per non dar modo a Pedicini di sapere.
Si provvide, comunque, ad istallare l’antenna sul tetto e a collegarla, anche se in maniera provvisoria, al televisore. Dopo molto lavoro e un continuo via vai su per le scale dal tetto alla stanza, sul video apparve la …neve. Bisognava alzare l’antenna.
Intanto i curiosi continuavano ad affluire e il nervosismo di papà aumentava. La povera mamma comprendeva me che avevo impegnato Pedicini e non potevo rimandarlo senza una valida ragione, e intanto non riusciva a convincere papà, il quale, nel vedere la folla dei curiosi, si ostinava ancor più a non volere in casa il televisore.
A tutto questo si aggiungeva il tempo che menava giù rovesci di pioggia e faceva ritardare l’istallazione e, quindi, accrescere il numero dei curiosi in attesa, dentro e fuori casa.
In varie fasi, per ottenere la ricezione, portammo l’antenna fino all’altezza di dodici metri per captare le onde da Monte Faito o Monte Vergine, ma la corona dei monti che circonda Montefalcone rendeva difficile la captazione. La trasmittente di Monte Sambuco all’epoca non c’era.
Sembrava che il tempo lo facesse apposta: ogni volta che si saliva sul tetto per aumentare l’altezza dell’antenna, veniva giù un rovescio, che ci bagnava fino alle ossa, non potendo noi lasciare i tubi in balìa del vento senza il sostegno dei tiranti.
In serata, dopo tanto lavoro, sul video apparvero delle immagini e si poté vedere un poco di “Lascia o raddoppia?”.
Intanto la sala da pranzo si era gremita di curiosi fino a formare un emiciclo: sui tavoli, in piedi, seduti, accosciati; e papà nella cucina sempre più innervosito per quella gente che aveva invaso la casa.
Gli dissi, nella speranza di rabbonirlo, che la folla ci sarebbe stata per quella sera: era la curiosità della prima volta, ma che poi non sarebbe più venuta. Ribatté, giustamente, che per quella sera c’era solo gente del vicinato, ma che nelle sere successive sarebbero venuti anche gli altri. E sarebbe stato così, lo prevedevo anch’io.
Il video era appannato e confuso, saltellava e faceva lo strabico e Pedicini avvitava e svitava, spostava e si affannava per migliorarlo. Il risultato fu che le immagini scomparvero del tutto e non ci fu manovra efficace per averne la ricomparsa.
Il giorno dopo Pedicini tornò da Benevento con un altro televisore, americano e più potente, diceva lui, ma le immagini non comparvero più sul video. Fu fatta la prova sulla parte più alta del paese: si vedeva qualcosa, ma in modo confuso e sul video c’era sempre la neve.
Convinto, ormai, che non c’era altro da fare, che tutti i tentativi non davano esito, Pedicini raccolse le sue cose e fece ritorno a Benevento con grande sollievo di papà e forse ancor più di mamma, che per tutto il tempo era stata tanto angosciata. Ella avrebbe voluto veder contento papà e noi: papà nel vedersi assecondato nel suo volere di rimandare l’apparecchio; noi che non facessimo brutta figura con Pedicini, il quale aveva messo tanta prontezza e tanto impegno nell’assecondare la commissione. Due desideri, quelli di mamma, impossibili da conciliare se non fosse intervenuta la provvidenziale scomparsa delle immagini sul televisore.
Ma quando penso al fatto che le immagini erano apparse sul video e che poi non fu più possibile vederle, devo credere che furono le preghiere di mamma a riportare la quiete in casa, quiete che per due giorni era stata bandita per la nostra iniziativa sbagliata.
