Dal nascere di questo giornale abbiamo avuto come principio il risveglio dei nostri Comuni per il miglioramento della nostra gente.
Ci siamo sforzati attraverso gli scritti di svegliare questa nostra zona. Abbiamo sollecitato la concordia al di sopra delle idee politiche, abbiamo cercato di ravvivare lo spirito paesano perché nei reciproci ricordi, nei comuni bisogni, nello spirito campanilistico che affratella, si lavorasse per il miglioramento comune, tendevamo ad unire gli sforzi di ciascuno per il benessere reciproco, avremmo voluto che il buon senso, unito alla semplice amicizia paesana, andasse al di sopra delle beghe di parte e mirasse oltre l’individualistico stupido orgoglio che si nasconde sotto l’etichetta delle ideologie politiche.
Abbiamo a voce e con lettere personali (21-nov. 49) sollecitati i Sindaci dei nostri Comuni a sollevare i problemi che tormentano la nostra gente.
Abbiamo messo a disposizione tutto lo spazio del giornale perché il giornale stesso adempisse al suo compito di portare un raggio di luce alla nostra gente.
A questi nostri appelli, a queste nostre lettere i Sindaci, tranne quello di Roseto e qualche altro, non hanno neppure risposto come è di prammatica per ogni lettera di ufficio.
Perché dunque lamentarsi dei propri malanni se le nostre amministrazioni dormono? Abbiamo addossato la colpa ai nostri rappresentanti al Governo; ma la colpa prima e per logica la più grave, è delle nostre amministrazioni ridotte come alcuni arabi, insensibili anche alle mosche.
Per questo prospetteremo noi stessi i bisogni singoli dei nostri paesi e chiederemo alle amministrazioni che reggono i comuni il rendiconto della loro attività.
Se si accetta di dirigere la cosa pubblica bisogna assumerne coscientemente il grave fardello. Non si chiede l’impossibile. Si chiede solo che ognuno faccia il suo dovere e che quindi le amministrazioni comunali non si adagino in un “tira a campà,” quando urge la soluzione di problemi urgenti.
Vogliamo che questa gente si svegli, si muova, chieda, dia, faccia insomma una cosa qualunque che sia di bene al nostro popolo. Vogliamo che le amministrazioni scrollino di dosso il più grave e purtroppo forse l’unico loro male: l’apatia.
Quando più i tempi urgono, quando maggiori e più gravi sono le necessità del nostro popolo, quando, di conseguenza, bisogna unire gli sforzi per renderci più umana la vita, gli eletti ad amministrarci si riposano dello sforzo delle elezioni.
Osiamo dire che avremmo preferito un’amministrazione con all’attivo più errori che pregi purché errori e pregi fossero stati numerosi: nulla invece!
Quando il Governo è venuto incontro a tutti elargendo milioni perché la gente potesse avere un pranzo non fatto di solo pane, acqua a volontà, una casa da non dividere col maiale, una malattia non decorsa senza assistenza, quando lo Stato ha fatto ogni sforzo per rendere meno dura la vita dei suoi cittadini, in questo periodo nei nostri Comuni si è dormito.
Che cosa hanno fatto le nostre amministrazioni? Che cosa hanno chiesto? Insomma prima di lamentarci per non avere avuto nulla, chiediamo ai nostri amministratori che cosa hanno chiesto per noi.
Quali richieste han rivolto perché la gente malata venga assistita? Perché i nostri giovani non esauriscano la loro vitalità nell’ozio forzato della disoccupazione? Perché la gente abbia modi di gettare i propri rifiuti non a fianco delle abitazioni? perché non si rischi continuamente di rompersi la testa per strade rese impraticabili? perché ognuno in caso di bisogno possa chiedere aiuto col telefono? già perché qui oltre tutto non abbiamo ancora il telefono.
Questa non è retorica, è la grave situazione dei nostri paesi.
Noi che come cittadini chiediamo pubblicamente tanto, noi dichiariamo anzitempo che pubblicheremo integralmente quanto le amministrazioni crederanno opportuno riferire a loro discolpa.
Antonio Zeppa