Persona

Mario Cirillo

Sindaco di Montefalcone di Val Fortore dal 1956 al 1960, dirigente sindacale e politico del PCI, Mario Cirillo fu uno dei protagonisti delle lotte per il lavoro e lo sviluppo del Sannio nel secondo dopoguerra. La sua esperienza politica lo portò successivamente alla Camera dei deputati e ai vertici del movimento cooperativo campano.

Mario Cirillo nacque a Telese il 19 agosto 1923. La sua formazione politica maturò negli anni difficili del dopoguerra, quando nel Sannio la ricostruzione economica si accompagnava alle lotte dei contadini, dei braccianti e dei lavoratori per l’occupazione e per il miglioramento delle condizioni di vita.

Ancora molto giovane aderì al Partito Comunista Italiano e si impegnò nel movimento sindacale. Nel 1947, a ventiquattro anni, assunse la responsabilità provinciale della FILLEA, il sindacato degli edili aderente alla CGIL, entrando successivamente nella dirigenza della Camera del Lavoro e del PCI sannita.

La sua attività politica rimase profondamente legata ai problemi delle aree interne della provincia di Benevento, dove disoccupazione, arretratezza delle infrastrutture e scarsità di alternative all’agricoltura stavano già preparando quella grande stagione migratoria che avrebbe svuotato molti paesi negli anni successivi.

Sindaco di Montefalcone

Nel 1956 Mario Cirillo divenne sindaco di Montefalcone di Val Fortore, incarico che mantenne fino al 1960.

La sua amministrazione coincise con una delle stagioni socialmente più difficili per il territorio. Il Fortore era attraversato dalle proteste dei disoccupati e dei braccianti che chiedevano opere pubbliche, giornate lavorative e interventi dello Stato capaci di offrire una prospettiva economica alle popolazioni locali.

È in questo contesto che Cirillo partecipò alle lotte per il lavoro e per la “rinascita del Fortore”, espressione con la quale molti anni dopo l’Unità avrebbe ricordato la sua attività politica in queste zone.

L’episodio più significativo del suo mandato fu la “marcia della fame” dell’aprile 1957, quando centinaia di disoccupati, braccianti e contadini del Fortore tentarono di raggiungere Roma a piedi per chiedere lavoro al Governo.

Montefalcone partecipò concretamente alla mobilitazione: nel paese furono raccolti viveri e denaro per sostenere i manifestanti durante il viaggio. Dopo che le forze dell’ordine impedirono alla colonna di proseguire verso Roma, Cirillo intervenne come sindaco di Montefalcone nel confronto con il prefetto di Benevento, insieme ad altri amministratori e rappresentanti politici del territorio.

La risposta delle autorità fu giudicata insufficiente: per Montefalcone si parlò di un possibile intervento straordinario, senza però affrontare alla radice la disoccupazione che alimentava la protesta.

Quell’episodio rappresenta probabilmente uno dei momenti che meglio spiegano il rapporto tra Cirillo e Montefalcone. La sua esperienza da sindaco non fu separata dalla sua attività sindacale e politica, ma si svolse proprio nel momento in cui il Fortore chiedeva con maggiore forza lavoro, infrastrutture e attenzione da parte delle istituzioni.

Dal Sannio al Parlamento

Terminata l’esperienza amministrativa montefalconese, Cirillo continuò la propria attività nel PCI e nella CGIL. Fu anche consigliere comunale a Benevento e mante

nne un ruolo di primo piano nella politica sannita.

L’8 agosto 1969 venne proclamato deputato alla Camera per il Partito Comunista Italiano, subentrando a Pietro Amendola nella V legislatura. La proclamazione è registrata negli atti ufficiali della Camera dei deputati.

Alle elezioni politiche del 1972 ottenne la conferma e rimase alla Camera per tutta la VI legislatura, fino al 1976. Fece parte, tra l’altro, della Commissione Finanze e Tesoro.

Anche l’attività parlamentare conservò un’attenzione particolare per il Mezzogiorno e per le aree interne. Nel 1976, ad esempio, fu tra i deputati comunisti che sollecitarono il Governo a finanziare il potenziamento e l’ammodernamento della ferrovia Benevento-Cancello, sottolineandone l’importanza economica e sociale per il collegamento tra la fascia costiera e le zone interne della Campania.

Gli ultimi anni

Mario Cirillo

Conclusa l’esperienza parlamentare, Cirillo continuò il proprio impegno nel movimento cooperativo, assumendo responsabilità nella Lega delle Cooperative e occupandosi in particolare dei problemi dello sviluppo economico del Mezzogiorno.

Fu quindi una figura politica che attraversò diversi livelli istituzionali senza interrompere il legame con le questioni sociali che avevano caratterizzato gli inizi della sua attività: lavoro, cooperazione, sviluppo delle aree meridionali e superamento degli squilibri territoriali.

Mario Cirillo morì a Roma il 12 novembre 1980, a 57 anni. Il giorno successivo Benevento gli tributò l’ultimo saluto con una cerimonia alla quale parteciparono rappresentanti delle istituzioni, del PCI, del sindacato e del movimento cooperativo. Tra coloro che ne ricordarono pubblicamente la figura vi furono Antonio Bassolino, allora segretario regionale del PCI, e Ricciotti Antinolfi, presidente regionale della Lega delle Cooperative. Dopo la commemorazione, Cirillo fu sepolto a Telese, il suo paese natale.

Per Montefalcone di Val Fortore il suo nome rimane legato soprattutto agli anni 1956-1960 e a una stagione nella quale amministrare un piccolo comune del Fortore significava confrontarsi quotidianamente con disoccupazione, povertà ed emigrazione.

La sua presenza accanto ai lavoratori durante le mobilitazioni del 1957 costituisce una delle testimonianze più significative di quel periodo e lega la vicenda personale di Mario Cirillo a una pagina importante della storia sociale di Montefalcone e dell’intera Val Fortore.